Defiance temporale
La marcia indietro del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni – che ha acconsentito alla richiesta degli insegnanti di non restituire la cifra ricevuta in più nelle loro retribuzioni per gli scatti di anzianità decennali maturati nel 2013 – non può essere liquidata come una concessione sindacale, motivata dall’esigenza di evitare una nuova agitazione nel personale scolastico.
17 AGO 20

La marcia indietro del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni – che ha acconsentito alla richiesta degli insegnanti di non restituire la cifra ricevuta in più nelle loro retribuzioni per gli scatti di anzianità decennali maturati nel 2013 – non può essere liquidata come una concessione sindacale, motivata dall’esigenza di evitare una nuova agitazione nel personale scolastico. Né con la considerazione che l’importo in gioco – 150 euro al mese per circa 50 mila docenti interessati fa 97 milioni l’anno – è finanziato utilizzando il fondo ministeriale per i premi di rendimento, che rimane, di conseguenza, decurtato per tale importo nel 2014. In realtà il ministro che arriva da Bankitalia solo nell’ottobre del 2013 aveva emanato il decreto che manteneva il blocco per quell’anno. E adesso è arrivato a chiedere il rimborso con un provvedimento retroattivo. Ma l’articolo 11 delle pre-leggi al Codice civile prevede che le leggi valgano per l’avvenire e non per il passato. E’ vero che il provvedimento riguarda il diritto amministrativo ma si riferisce alla materia del lavoro, che è di natura contrattuale. E, comunque, contrasta con la corretta gestione del bilancio annuale dello stato. Un credito pagato è oramai liquidato e può tornare indietro solo se versato per errore.
Saccomanni, dunque, dopo avere sconvolto i princìpi della contabilità pubblica sul lato delle entrate – stabilendo che i contribuenti paghino attualmente imposte dovute in futuro mediante acconti superiori al 100 per cento – si apprestava a sconvolgerli anche sul lato delle uscite disponendo il blocco delle spese già fatte. Ciò è tanto più irrazionale in quanto, nello stesso tempo, ha rinviato all’avvenire la spending review delle uscite del 2013 e non ha alcuna fretta per quella che riguarda l’anno in corso. Così Saccomanni, simultaneamente, viola due canoni del politica fiscale: la regola della annualità del bilancio e la distinzione fra bilancio consuntivo e bilancio corrente. Non si può dire se questa “innovazione” sia keynesiana o anti keynesiana, dato che riguarda il breve periodo, non quello lungo, in cui per l’economista Keynes, siamo tutti morti; forse la si può definire come “einsteniana”, dato che introduce una inedita prospettiva nella dimensione del tempo (contabile). Una dimensione tutta “saccomaniana” che non avevamo ancora sperimentato.